racconti

Dicembre

Carla non sopporta dicembre.

Tanto per incominciare ci sono troppe feste per un solo mese, poi tutta quelle luminarie e tutta quella gente in giro con le borse piene di pacchetti. E fa sempre troppo freddo per i suoi gusti e le giornate si accorciano troppo che se anche preferisci la notte al giorno, non vuol dire che sei contento se alle tre del pomeriggio fa già buio.

Per non parlare dei negozi aperti di domenica.

Sono un crimine contro l’umanità. Tutta quella gente obbligata a lavorare la domenica perché altra gente possa prendersela comoda per fare gli acquisti di Natale, come se le commesse e le cassiere non avessero diritto all’ozio, allo struscio e a comprare regali di Natale.

Carla è fatta così. Prende e attacca a testa bassa le cose che non sopporta, senza mezzi termini. E se poi uno ci resta male, il problema è suo.

“Pensa al figlio piccolo del calzolaio che la domenica vorrebbe andare al parco a giocare, ma il papà gli risponde ‘no tesoro non si può perché c’è in giro un sacco di gente che anziché usare il sabato per fare compere e la domenica per risposare fa il contrario e io non mi riposo il sabato e nemmeno la domenica’. Poi non lamentiamoci se da grande questo bambino si drogherà.”

Cerco di farle notare che il calzolaio ormai è una specie estinta (ne sopravvivono pochi esemplari e sono patrimonio dell’UNESCO) e che in ogni caso la domenica tengono chiuso anche a dicembre, ma questo le da solo la possibilità di scagliarsi contro l’UNESCO e tutti i suoi patrimoni per ragioni che non sono sicuro di aver compreso.

Siamo in un locale che serve buona birra e panini giganteschi. È così che so questa cosa di dicembre: condividendo una birra al bar.

Carla è ironica e divertente e sa far ridere, anche se in un modo in cui chi non la conosce e magari è la prima volta che la incontra a volte ci resta male. Lei detesta le chiacchiere inutili e prive di senso, i commenti sul gossip ed i pettegolezzi. Se hai la sfortuna di portare la discussione su questi argomenti in sua presenza devi prepararti ad essere preso in giro senza pietà.

Mi piacciono queste serate in birreria.

Siamo amici da qualche anno e visto che ad entrambi piace leggere libri e guardare film e serie TV abbiamo trovato un terreno comune sul quale andare d’accordo. Ci piacciamo abbastanza tanto che qualche volta, quando siamo dell’umore giusto e l’occasione lo consente, facciamo finta di essere una coppietta di fidanzati. Anche se ad entrambi il solo pensiero di baciarci sulla bocca ci fa venire da ridere. Non tanto per la solita e ritrita questione della regola dell’amico (che francamente fa un po’ troppo anni novanta e che comunque è stata sdoganata nel nuovo millennio dai trombamici). E’ proprio per il fatto che non riusciamo ad immaginarci in nessun altro modo.

Così di tanto in tanto ci sentiamo e si decide per una serata insieme secondo lo schema consolidato che parte dal film al multisala per concludersi in birreria (ovviamente Carla detesta anche i multisala, ma ha dovuto capitolare per forza di cose).

Questa sera siamo qui dopo aver visto un film del quale sta demolendo la trama senza pietà. E’ la storia di un ragazzino che scopre di avere un potere e allora capisce che tutte le storie che gli ha raccontato il nonno avevano lo scopo di prepararlo al suo destino di salvare altri ragazzini come lui.

“Ma dai… è Harry Potter che incontra gli X-Men in salsa fantasy”

Lo dice con il tono di quando si sta preparando a demolire le cose che a me sono piaciute.
“C’è il ragazzetto bellino-ma-sfigato che scopre di avere dei poteri, c’è il nonno che è come dire Silente, c’è la casa dove si nascondono i ragazzi con i super poteri e c’è anche Xavier in versione pari opportunità. E somma massima di tutte le cose già viste… i ragazzi vivono da decenni in un allegro giorno della marmotta! Ad un certo punto pensavo sarebbe spuntato Bill Murray!!! Ma dai… che film è?”

“Un film fantasy per farti passare due orette scarse senza pensare a niente?”

“Si, però potevano anche essere un po’ più originali no?”

A me il film non è piaciuto tantissimo, diciamo che gli do la sufficienza ma niente più. Però questo è il nostro gioco e lei si sta divertendo, per cui le do corda.

“Beh, lei che fuma la pipa non è male”

“Già… ha anche un bel potere… può fermare il tempo e trasformarsi in uccello”

Dice “uccello” con un’inflessione nella voce che allude a volgarità a sfondo sessuale, ma la curva delle labbra e degli occhi è passata da su a giù così in fretta che, per un attimo, mi chiedo come abbia fatto a non aggrovigliarsi i muscoli.

“Dev’essere bello poter fermare il tempo su un giorno perfetto e poi aprire le ali e volare via. Potresti vedere le cose dall’alto e sbattertene le palle di tutto”.

“…”

“A volte mi piacerebbe sai?”

“…”

“Ormai a parte lavorare non faccio altro. E soprattutto non faccio sesso. Fai un po’ te….”

La nostra forzosa e prolungata astinenza sessuale è stata oggetto di innumerevoli battute, volgari giochi di parole e ipotesi su negozi e servizi che potessero aiutarci ad interrompere il digiuno. Ma se guardando me si fa presto a capire come sia possibile che non batta chiodo da tempo immemore, per Carla la questione è diversa. Insomma, Carla è una gran bella donna e la parte interessante è che non si deve nemmeno impegnare per esserlo. È talmente bella che ti verrebbe da pensare che il suo fidanzato è un tipo di quelli che lavorano ai piani alti di qualche multinazionale. Invece non riesce a trovare un uomo che le vada bene. Uno c’era stato anni fa, prima che ci conoscessimo. Ma era uno che passava tutto il tempo a criticarla per ogni cosa fino a quando lei ha capito quanto questo la facesse stare male e se n’è andata. Ma andandosene aveva lasciato indietro tante cose di se tra cui la sua fiducia nel genere maschile.

Ma qui le nostre rispettive storie sentimentali non c’entrano per niente (anche se sono quelle che stanno determinando la nostra penuria di attività sessuale) perché stiamo parlando di un film fantasy. Però se passi da la (il film) a qua (non faccio sesso) senza che in mezzo ci sia un collegamento, allora vuol dire che stai per vomitare qualche rospo. Allora vuol dire che devo pensare a quali possano essere i suoi rospi.

Cosa so di Carla? Che vorrebbe un figlio e che ha avuto una lunga storia con uno che la trattava male e che poi ha lasciato. Che da allora ha scaricato sistematicamente tutti i suoi spasimanti senza dar loro una sola possibilità. Che nonostante questo continua a desiderare un figlio, ma anche una famiglia, un marito e i pranzi domenicali dai suoceri. Che Carla non è mai stata una che si butta via, vuole il grande amore e lo vuole senza sconti.

Ok, so queste cose. Possono aiutarmi ad andare avanti con il discorso?

Mentre mi dice che la sua vita si riassume tutta in lavorare e non fare sesso io sto bevendo un sorso di birra e la guardo da sopra il bordo del bicchiere, per cui va a finire che per un po’ ci guardiamo negli occhi. So benissimo che non mi sta proponendo di risolvere quel particolare aspetto della sua vita per via del fatto che siamo amici, lei cerca il grande amore eccetera, ma un po’ di imbarazzo me lo mette lo stesso e finisco per appoggiare il bicchiere con una attenzione eccessiva, per cui va a finire che quello che voleva essere un gesto per dissimulare l’imbarazzo diventa una specie di riflettore che lo illumina e lo mette al centro della scena.

Alla fine mi salva un bengalese che si avvicina al tavolo con il suo mazzo di rose.

Lei non può vederlo perché arriva alle sue spalle, ma io si e mi metto subito una mano sul portafogli e lo faccio avvicinare (il che, per inciso, comporta dei movimenti poco eleganti per cui sembra che mi stia grattando il sedere). Vorrei comprare una rosa e dargli 5 euro ma va a finire che della mia banconota da venti se ne tiene la metà e mette sul tavolo un numero imprecisato di rose mentre si lancia in una complicata e lunghissima spiegazione circa la misura a cui bisogna tagliare il gambo per farle durare più a lungo.

Se ne va dopo quelli che sembrano secoli e noi rimaniamo li a cercare di riprendere il filo del discorso che stavamo facendo. Ma almeno il mio imbarazzo è passato.

Carla giocherella un po’ con le rose e poi attacca un discorso che le ho già sentito fare altre volte.
Si domanda come abbia fatto a prendere la sua vita e combinare tutto il casino che ha combinato, perché è vero che ha studiato tanto, si è laureata con lode e ha trovato il lavoro che desiderava. Solo che il lavoro che desiderava ha scoperto che non le piace affatto e non le piacciono i colleghi e lei non piace a nessuno di loro. Ed è vero che ha una casa, entrambi i genitori ancora vivi (e ancora morbosamente innamorati l’uno dell’altra) ed economicamente non se la passa male, ma che senso ha avere i soldi per andare in ferie se poi… si ferma di botto.

In realtà no, non è proprio così mi dice. Ha pasticciato un po’ con i conti e spende sistematicamente più di quello che può. Per dirla tutta si è indebitata con una finanziaria e anche volendo in vacanza non ci può andare.

E non parliamo della casa. Non è ancora un porcile ma incomincia ad assomigliargli molto perché quando torna a casa la sera non ha più voglia di fare niente e la cena la compra in rosticceria. Il sabato e la domenica li passa a guardare la televisione e anche le poche amiche che conosce ormai non le vede più da una vita e alla fine che senso ha uscire con loro la sera per andare in posti che amplificano il suo senso di solitudine e tutte hanno il ragazzo e lei che cosa ci fa li da sola?

Dice tutte queste cose di fila, quasi senza respirare, ma soprattutto lo fa in tono piatto e monotono.
Le ho sempre sentito raccontare le sue disavventure con ironia e leggerezza, ma questa sera no.

Bisognerebbe essere incredibilmente stupidi per non accorgersi che ogni parola pesa un quintale.

E bisognerebbe essere incredibilmente stupidi per non capire che in questo momento lei vuole solo essere ascoltata.

Invece a me, stupidamente, entra in testa l’immagine di rospi che escono dalla sua bocca e mi fisso a pensare se è più sensato immaginare uno sciame di rospi piccoli come api che quasi fossero un liquido colano lungo il tavolino, oppure è meglio un solo rospo ma enorme, tipo un labrador, che resta li sonnolento e un po’ minaccioso sul tavolino tra noi due.

Permetto a questa immagini assurde di riempirmi la testa perché è tutto sbagliato, sballato, deviato, impazzito.

La mia amica Carla è una incasinata ma è anche una tosta.

E’ la ragazza con la quale passo serate divertenti.

Questa cosa non me l’aspettavo, o magari non volevo aspettarmela perché, a ben guardare, i segnali c’erano tutti. Perché sta parlando ancora e mi racconta cose che in fondo avevo già sentito. Solo che prima le raccontava facendomi ridere e questa sera no.

Così devo fare uno sforzo per concentrarmi e quando riesco a togliermi i rospi da davanti gli occhi, lei sta ancora parlando, ma ho perso il filo del discorso e mi rendo conto che non sono in grado di dire cosa penso.

Si ferma un momento, e provo a dire qualcosa, ma sono confuso, balbetto e non trovo le parole.

Però questo la fa ridere e allora penso che se può servire a farla star meglio sono disposto a balbettare parole confuse per tutta la serata. O anche per tutta la settimana se serve. Ma è lei che mi ferma.

“Sai cosa non ho mai sopportato di te?”

(Il mio lavoro? Il mio modo di vestire? I miei gusti musicali? C’è n’è a vagonate di cose che non sopporta di me e ci abbiamo sempre scherzato sopra. Dai Carla, fammi una battuta delle tue, prendimi in giro. Ridiamo.)

“Il fatto che a volte sei capace di estraniarti con la testa e pensare ad altro, anche se chi ti parla è li di fronte a te.”

(Merda, mi ha beccato)

“Ho visto che con la testa eri altrove un momento fa. Mentre ti parlavo ho visto che ti eri perso da qualche parte. Stavi scappando perché da me non ti aspettavi questo. Noi non abbiamo quel tipo di rapporto”

(Vero: Carla ed io si parla di libri, film e serie TV e delle cose ridicole che le capitano, mai dei nostri guai.)

“Scusami. Non volevo. Mi è un po’ scappato via.”

(Ma le cose ridicole che di solito mi racconta sono le stesse che mi ha detto questa sera.)

“Però sono curiosa. Dov’eri scappato?”

Le dico del rospo (perché alla fine ho pensato che il rospo-labrador fosse più appropriato) e del fatto che in effetti no, non mi aspettavo tutte quelle cose. E che mi sento una merda per essermi distratto.

“Facciamo finta che non ti ho mai detto niente, va bene?”

“Che cos’hai, una di quelle pistole dei Man in Black per cancellarmi la memoria?”

“Erano penne, tonto. E comunque no, non ce l’ho”

Muove le mani a mezz’aria come per accarezzare un immaginario, gigantesco rospo.

“Gli diamo un nome o lo facciamo in padella? Se lo dobbiamo cucinare allora voglio chef Cracco”

“Lo vuoi perché è bravo o perché è figo?”

“Figo lui? Ma dai… con quell’aria da finto bohemienne”

Gli angoli della bocca e degli occhi non erano tornati all’insù ma adesso erano più o meno orizzontali. E questa battuta sul rospo e Cracco con l’aria da finto bohemienne (qualsiasi cosa significhi) mi ha fatto capire qualcosa che fino a quel momento avevo ignorato.

Si può rendere ridicolo un dramma? Carla ci è riuscita benissimo per anni, ridicolizzando i compleanni passati a spegnere le candeline in faccia al gatto, le piccole ripicche delle colleghe che vanno a pranzo ma non la chiamano, certe serate con certe amiche che passano il tempo a tubare con i rispettivi fidanzati. Gli squallidoni che troppo spesso l’avvicinano con delle scuse banali solo per cercare di rimorchiarla e lei deve difendersi da queste attenzioni non richieste e non gradite.

Capisco che Carla è una maestra nello scegliere le parole che raccontino una storia. Perché alla fine se hai bisogno di raccontare per esorcizzare qualcosa che hai dentro, tanto vale farlo in modo che almeno chi ti ascolta si diverta. E se il gioco funziona che senso ha cambiarlo? Solo che non può funzionare per sempre. Non puoi aver sempre voglia di inventare battute. Soprattutto se siamo a dicembre e questo mese, francamente, non lo sopporti proprio.

Capisco che non basterà una pacca sulle spalle e una parola di incoraggiamento.

Non basterà pagare il conto delle birre e accompagnarla a casa.

Non basteranno le rose.

Capisco adesso che non mi sta dicendo che lavorare e non fare sesso è tutto quello che fa (o non fa)

Mi sta dicendo che puoi anche passare la tua giornata in mezzo ad un sacco di gente, puoi anche avere un nugolo di corteggiatori. Ma se poi realizzi che di importante nella tua vita non c’è nessuno… beh, non ha nemmeno senso finire questa frase, tanto si capisce benissimo che conclusioni si possono tirare fuori.
Allungo una mano sopra il tavolo per prendere la sua e in quella stretta vorrei metterci tante cose, francamente troppe per un sola stretta di mano.

Vorrei abbracciarla in mezzo al bar. E non uno di quegli abbracci formali con il culo in fuori per toccarsi il meno possibile. Un abbraccio di quelli veri con tutte le parti del nostro corpo che si toccano, come in certe scene dei film. E che la gente ci guardi e pensi quello che gli pare.

Vorrei pensare che è solo dicembre e lei questo mese non lo sopporta.

Vorrei che Carla non si sentisse sola.

Così sola che bisognerebbe inventare una nuova parola per dirlo.

(Grazie a N.Hornby e Sex and the City)

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